Limen: I volti e le storie di Santa Croce

Durante l’inverno del 2026, in occasione di un caffè con l’amica Rosanna De Rosa, professoressa alla Federico II, le portai a vedere il volume di ritratti realizzato per la mostra ad Ammouliani del settembre 2025. In quel confronto, le esperienze vissute a Rocca San Felice circa dieci anni prima e quella greca di Ammouliani hanno trovato una prospettiva nuova e inaspettata. Da questo incrocio tra la mia visione fotografica e la sensibilità sociologica di Rosanna è nata la volontà di realizzare un nuovo capitolo di ritratti dedicati alla comunità santacrocese.

E’ da tempo che, per alcune settimane all’anno, frequento Ammouliani.  Questo mi ha permesso di percepire la straordinaria coesione sociale di quella comunità. Quando ne ebbi l’occasione, decisi di raccontarla fotograficamente accostando i ritratti gli uni agli altri e disponendo le immagini in modo che gli occhi dei soggetti seguissero un’unica e invisibile linea retta.

Il borgo di Santa Croce, invece, non lo conoscevo a fondo. C’ero stato un pomeriggio, il tempo di un caffè e di una passeggiata; non avevo, dunque, la percezione dell’intera comunità. La domanda, allora, era: in che modo raccontarla? Ho scelto quindi di spostare il focus dall’insieme al singolo soggetto, chiedendo agli abitanti di stringere una sorta di patto tra noi: posare per un ritratto portando con sé un oggetto che li rappresentasse, che potesse raccontare il proprio vissuto o la propria passione.

Nella fase esecutiva del progetto sono tornato alle mie origini fotografiche, applicando lo stesso metodo di lavoro che usavo da ragazzo con la pellicola: quando si scattavano le foto ricordo durante le cerimonie, non si facevano più di due – tre scatti per ogni situazione. Un altro aspetto che mi piace evidenziare è che ho lavorato con un diaframma molto aperto, così da avere una ridotta profondità di campo e guidare, attraverso di essa, lo sguardo dell’osservatore su un punto preciso.

Nessuna posa prestabilita, nessuna forzatura. Non ho guidato in alcun modo i miei soggetti: sono stati loro a guidare me. L’unica richiesta è stata quella di guardarmi negli occhi, dentro l’obiettivo. Credo fortemente che attraverso gli occhi si possa entrare in contatto con l’intimità delle persone. Durante il tempo dedicato alla post-produzione, ho, infatti, percepito una linea invisibile che univa il mio sguardo a quegli occhi sullo schermo.

Non amo la fotografia rubata per strada, la Street Photography: la sento come un modo per sottrarre un po’ di dignità agli individui fotografati inconsapevolmente. Credo, invece, nel ritratto dichiarato. Questo è per me un atto di lealtà tra il fotografo e il soggetto. Chi accetta di essere fotografato dona un po’ di sé, e il fotografo restituisce quel regalo attraverso il ritratto. Questa restituzione, tuttavia, si compie davvero solamente quando l’immagine è trasferita sulla carta fotografica. Penso, infatti, che le fotografie acquistino vita solo quando sono stampate; prima di allora, osservate su uno schermo, non sono altro che idee di fotografie. È per questo motivo che ho voluto stampare comunque, in formato ridotto, tre ritratti non idonei all’ingrandimento, per farne dono ai diretti interessati.

Dalle immagini ho voluto eliminare ogni elemento di distrazione. Ho allestito un set essenziale nella piazza del paese, all’ombra di due tigli. Per ridefinire lo spazio ho posizionato alle spalle dei soggetti un telo nero appeso al muro, una piccola sorgente luminosa per modellare la luce sui volti e un pannello riflettente – tenuto di volta in volta da un collaboratore – per dare tridimensionalità alla figura.

Il fondo nero ha agito quindi come una vera e propria soglia, un limen.

Mi ha dato la possibilità di decontestualizzare le figure, rendendole atemporali. In questo modo, nei miei ritratti, ogni abitante di Santa Croce sembra emergere dal nulla, da un territorio, da un tempo indefinito, per offrirsi al nostro sguardo.

Categoria
Ritratti